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Una gita memorabile

BRANCO ALBERO DEL DHAK – C.d.A.

Dopo molto tempo trascorso ad incontrarci virtualmente davanti a meet o zoom o… finalmente ci trovammo in presenza per una attività del C. d. A.: il 29 luglio, ritrovo alle ore 8:00 davanti alla sede ognuno con la propria bicicletta per una gita memorabile. C’erano pure 2 tandem! Dopo l’apertura in cui ci siamo assicurati di avere camere d’aria e catenacci a sufficienza per tutti, siamo partiti. I capi non ci avevano detto dove dovessimo andare e dopo un po’ passammo di fianco all’aeroporto di Malpensa dove vedemmo gli aerei che decollavano da vicino. Dopo quel pezzo di strada, entrammo nel bosco per un tratto e dopo ancora entrammo in un grande parco dove avevamo già fatto attività gli anni scorsi, passando da Tornavento.WhatsApp Image 2020-07-29 at 19.14.09

Attraversammo un ponte e continuammo a pedalare fino a quando non ci fermammo lungo una stradina di campagna, dove sulla sinistra c’era una piccola discesa ripida. I capi scesero e uno alla volta passammo a loro le nostre biciclette per proseguire a piedi per un tratto molto ripido. Legammo le bici a degli alberi e, dopo un piccolo tratto di bosco, arrivammo sulla sponda del Ticino dove i capi ci raccontarono una storia: le cronache di Narnia.

Dopo pranzo, durante la siesta, ci bagnammo i piedi nel fiume. In cerchio, ci riunimmo poi per parlare di quello che avremmo trovato nell’esperienza del Reparto.
Una volta ripartiti, ci attendeva un grande sforzo… la salita di Tornavento!
Sulla strada del ritorno, nei pressi del cavalcavia di Malpensa, Kaa si accorse che… i freni della sua bicicletta si erano guastati: fortunatamente nulla di grave per nessuno e, a quel punto, fu necessaria una lunga sosta dove Akela e Bagheera riuscirono ad aggiustare i freni.
Quindi, ripartimmo con un po’ di fretta per recuperare il tempo perso. Stanchi morti, ma felici, raggiungemmo la sede dopo circa 40 km di pedalata sotto il sole: dopo i grigi e solitari mesi di lockdown, anche una fatica come questa la vediamo ormai in modo diverso e tutto è… più piacevole!

Vera Quintana

Che ricordi!

BRANCO TIKONDEROGA

Ci ricordiamo ancora il primo anno,
noi piccoli cuccioli sperduti siamo stati “educati” da veri ossi duri.
Grazie a tutti quelli che ci hanno accompagnato nel nostro cammino,
ogni anno un’esperienza diversa ma sempre emozionante.
Ai passaggi ci trovavamo con nuovi elementi unici.
Noi da soli non siamo mai riusciti a combinare niente,
ma con il vostro aiuto abbiamo fatto l’impossibile.
Ci son stati momenti no e momenti wow,
con voi ci siamo sempre rialzati.
Quando un’impresa vi sembra impossibile,
aiutatevi l’un l’altro per riuscire nel vostro obbiettivo.
Cercate di fare sempre
DEL VOSTRO MEGLIO

TRA LACRIME E FELICITA’…
ARRIVEDERCI!
Ciao a tutti fratellini e sorelline, volevamo farvi un ultimo saluto e mettervi al corrente che gli anni insieme a voi sono stati stupendi! Abbiamo sia pianto che riso, ci siamo divertiti molto anche facendoci male e arrabbiandoci spesso.
Sappiate che gli anni con voi sono stati bellissimi e stupendi, ci avete insegnato molto e speriamo che anche noi vi abbiamo insegnato qualcosa.
Grazie Fulvi perché ci avete fatto divertire.
Grazie Grigi perché non vi siete mai fatti scoraggiare del numero ma vi siete fatti valere.
Grazie Rossi perché mi avete insegnato a restare calma e grazie di avermi sempre supportato, vi adoro!
Grazie Bianchi per esservi impegnati nonostante tutto.
Grazie Neri per avermi ascoltato ed esservi impegnati.
Grazie Vecchi Lupi e Rover/Scolte per averci fatto crescere avendoci detto le cose giuste nei momenti giusti, vi vogliamo tanto bene!
Per concludere volevamo dirvi che comunque vi vogliamo bene, ci siete stati accanto nei momenti duri. È stato cospicuo questo ultimo anno anche se faticoso.
Arrivederci e Grazie!
La Gang dei C. d. A.

(Elisa, Giacomo, Marzio, Matteo, Rosa, Silvia e Sveva)

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Terza coniugazione Ire

Ripartenza, voce del verbo Ripartire (terza coniugazione Ire), che fa rima con scoprire, percepire, interagire.
Prima di addentrarci nel vivo dell’articolo, ripercorriamo l’origine di questa pagina di tutto scout, precisamente al momento in cui mi è stato chiesto di scrivere questo articolo.
Un mix di sorpresa e timore, anticipato solo da un breve pensiero: perché proprio io? Tranquillamente superato, da un secondo pensiero: perché non scriverlo?
Ai bambini e ai ragazzi che ci sono affidati, raccontiamo, insegniamo la bellezza del cambiamento, del provare a fare e a conoscere cose nuove, la curiosità e l’energia con cui perseguire sfide più o meno grandi, specialmente quando il nemico davanti a noi, è invisibile. “L’essenziale è invisibile agli occhi” si legge nel piccolo principe, perché in fondo, noi sappiamo riconoscere, anche ad occhi chiusi, quello che per noi è importante.
Siamo in grado di disegnare la nostra ripartenza, personale e comunitaria. E non dobbiamo avere paura, perché in quanto scout, sappiamo osservare le regole, così questo virus non si sentirà più un re (con tanto di corona in testa). La nostra consapevolezza e il nostro senso di responsabilità, ci vedono benissimo! Il buon senso e l’impegno che mettiamo nel fare le cose sono i nostri occhiali, lenti a contatto sul mondo. Un mondo che ci guarda e viceversa. Guardiamo si alle cose belle, come questa giornata, che di anno in anno, ci regala sorrisi e qualche lacrima. Il ponte rappresenta il passaggio; un passaggio dove ciascuno di noi è pienamente coinvolto, che si tratti di un educando o che si parli di un capo. Ognuno è chiamato ad affrontare quel ponte. Auguro al gruppo di affrontare questa ripartenza con vivo e vero entusiasmo coinvolgente e stravolgente, come solo gli Scout sanno fare. E ovviamente lo sanno fare. Bene!

Raganella Frenetica

Ricominciare a pedalare

BRANCO ALBERO DEL DHAK

Per me la ripartenza è come quando, per esempio, fai una pausa in bici perché sei stanco e dopo riparti: in quel momento ti senti come se stai per ricominciare a vivere, a conoscere cose nuove che scoprirai solo ripartendo.
Ricominciare a pedalare, a sudare, per arrivare alla tappa… tutto ciò accade solo se riparti!IMG_20201001_175550
Quest’estate, quando siamo ripartiti con le attività scout in presenza ero molto felice di rivedere i miei amici e i miei capi. L’attività che mi è piaciuta di più è stata quando dovevamo camminare fino al punto di riferimento dove potevamo incontrare Robin Hood, da lì sono partite delle sfide… la mia preferita è stata il tiro con l’arco!

Clara Quintana

Scoutismo scoperto

EDITORIALE

Cari fratelli e sorelle scout,
ci siamo sentiti l’ultima volta su queste pagine a fine febbraio in occasione del Thinking Day 2020 quando, tutti insieme, pulimmo le strade e i parchi della nostra città. Era il 23 febbraio e quella giornata fu “tagliata” dall’arrivo delle ordinanze che intimavano la chiusura delle attività. Da quel giorno, scorrendo il diario della nostra pagina Facebook Agesci – Gruppo Scout Busto Arsizio 3 @bustotre si può ripercorrere alcune tappe di quello che è successo da allora: capi e fratellini si sono fatti in quattro per restare uniti in quei mesi in cui per strada si sentivano solo le sirene delle ambulanze. Riunioni telematiche, filmati, iniziative benefiche, perfino fazzolettoni consegnati a casa per celebrare la crescita associativa di qualche castorino.04a
In questo tempo di emergenza che, sebbene smorzato, non è ancora finito, noi scout siamo stati chiamati, insieme a tutto il resto della popolazione, a fare ciò che meglio dovremmo saper fare: esplorare. Esplorare nuovi modi, nuovi metodi, nuovi strumenti per essere lì dove dovevamo senza però muoverci da casa. Purtroppo questa emergenza è stata tale, sia come dimensione che come forma, che ci ha trovato come degli scout non dovrebbero mai essere: non pronti. A livello di regolamenti e di competenze. Questo ha causato una grande fatica: la fatica del “non-poter-fare”, del non potersi spendere come avremmo voluto. Sebbene stare a casa e rispettare le regole sia stato già un servizio molto importante verso la nostra comunità civica, la volontà di formarsi e prepararsi è stata grande in tutta Italia. Sono stati tenuti dei corsi telematici sia da parte del Settore Protezione Civile che, tramite AGESCI Lombardia, con la Croce Rossa Italiana.
Con la “Fase 2” abbiamo ripreso, con sicurezza e coraggio, a rivederci dal vivo: quanto è stato bello quel pomeriggio in quel boschetto ombroso a lanciarci la palla e a spiaccicare zanzare? E vedere un’Alta Squadriglia che riusciva, con distanziamento e procedure, a riaccendere i fuochi di bivacco in una radura di montagna e prestare servizio con le proprie mani? Infine, vedere un clan che, partendo dall’idea di vedersi qualche giorno in sede tornando a dormire a casa, è arrivato a mettere in piedi un campo di più giorni con quaranta tende (una a testa, ovviamente) nella bellissima base di Le Biuse?
Ora che già da qualche settimana stiamo ripartendo a tutti gli effetti, sappiamo che anche quest’anno non sarà “normale”. Sappiamo che dovremo ancora valutare con cautela le nostre attività, misurarci con attenzione e responsabilità, lavorando per farci trovare pronti nel momento del bisogno. Non potrà essere una corsa “alla ricerca del tempo perduto” in cui si vuole a tutti i costi recuperare le cose che non abbiamo potuto fare nell’anno che si conclude, ma dovremo avere la fame di ricomprendere quanto accaduto, quanto accade e quanto accadrà, il nostro vissuto e i nostri sogni per proiettarli con coraggio verso il futuro.
Enrico G. IZPC Ticino-Olona

 

Iniziativa "PuliAmo Busto Arsizio"
B-P Day 23 febbraio 2020 Iniziativa “PuliAmo Busto Arsizio”

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La bellezza di un piccolo gesto

Come definireste la gioia? Non parlo delle grasse risate che nascono da un battuta epica del nostro amico o dal ricorrente film comico di Aldo, Giovanni e Giacomo. 

No, vorrei parlare della gioia che nasce dalla semplice condivisione di storie, pensieri e azioni tra singoli individui; parlo della gioia che si può respirare solo osservando l’apertura di una persona verso un’altra, pur non avendo alcun legame apparente. 

Questo è solo uno scorcio del servizio che abbiamo svolto di clan qualche sabato fa, presso “Ca’ Nostra di Cornaredo”, una casa alloggio per malati di AIDS. Gli ospiti non hanno punti di riferimento familiari o abitativi o si trovano in condizione di non poter essere assistiti dai loro familiari: la struttura mira al miglioramento delle condizioni e della qualità della vita degli ospiti, riferito non soltanto agli aspetti fisici o psichici, ma anche al recupero della dignità personale e quindi anche nell’ambito esistenziale (aspetti sociali, etici e spirituali).

 

Innanzitutto c’è da dire che un incontro del genere ha avuto un grande riscontro sulla nostra crescita personale, in particolare per quanto riguarda la disinformazione legata ad AIDS e HIV. La casa alloggio è stata fondata negli anni 80, in un periodo in cui dell’AIDS non si sapeva ancora molto e questo generava paura e sicuramente un atteggiamento ostile. Oggi c’è molta più informazione riguardo la malattia, i diversi aspetti che la concernono e fortunatamente non si pensa più (almeno nella maggioranza della popolazione) a coloro affetti da questa malattia negativamente, come a qualcosa di infettivo e quindi da evitare. 

Non è tuttavia qualcosa che va dato per scontato: è importante continuare ad abbattere questi pregiudizi ed essere testimoni di nuove realtà ed esperienze. 

 

E non è difficile farlo! In un semplice pomeriggio di febbraio siamo riusciti a creare un bell’ambiente con i 9 ospiti della casa e gli educatori presenti, semplicemente sfruttando qualche gioco tipico di un bivacco scout, qualche canzone con le chitarre e una bella sfilata di moda. 

Queste persone si sono presentate a noi nella loro purezza, mostrandosi come libri aperti e  accogliendoci come fossimo amici di lunga data. 

Uno di loro ci ha fin da subito mostrato la sua grandissima dote da poeta, recitandoci nel corso della giornata almeno 15 poesie scritte di suo pugno nel corso degli anni (e ve ne sono molte di più!). Una che ci ha colpito particolarmente si chiama “L’amore è immenso” e recita:

Immenso è l’amore,

se dolce come il polline di un fiore.

Immenso è l’amore,

se nasce dal cuore.

L’amore solo immenso se la propria umiltà

e dovere lo si porta dentro.

Immenso è l’amore, perché tutto ha una ragione.

 

“Immenso è l’amore” che ci è stato trasmesso nell’arco della giornata passata con queste persone stupende e piene di storie ed esperienze che hanno condiviso con noi. 

Non penso si possa quantificare la ricchezza di questo incontro, tanto per noi quanto per loro, che hanno espresso e trasmesso la loro gioia in tutti i modi possibili: 

“Grazie per essere venuti, vi voglio bene”; cosi ci hanno salutato e si è conclusa la nostra esperienza di servizio. Non sempre si è abbastanza forti per ricevere un ‘grazie’ di tale portata detto da persone estremamente sensibili e che hanno la tenacia di tenere testa ad una malattia. 

Proprio come uno dei punti della legge scout cita e cioè che ‘la guida e lo scout sorridono e cantano anche nelle difficoltà, tutti siamo stati in grado, grazie a questa esperienza, non solo di guardare il mondo da un’altra prospettiva, ma di trovare la bellezza nelle piccole cose che se assaporata rende trascurabile ogni avversità.

 

Mangusta sgargiante

Donnola fidata

Ocelot creativo

Cerbiatto loquace 

Ermellino sognatore

Tigre meticolosa

Civetta perseverante

Rinoceronte caparbio 

Upupa alacre

Panda rosso affidabile

Geco versatile

Gufo irreprensibile

BLOG DE PAPEL IV: siamo tutti nel Game

Ciao, chi se lo sarebbe aspettato: pensavamo di poter mantenere il controllo, vero? Di poter tenere la realtà di qua e il Game di là, giusto? Eppure guardiamoci: ora la realtà è chiusa fuori dalla finestra e non possiamo più toccarla e siamo ora più che mai parte del Game, il grande videogioco che ci collega e che ci coinvolge tutti (che lo si voglia o no). La scuola è una partita multiplayer giocata con cuffie e microfono, il lavoro si trasmette con una virtualità reale (più che con la realtà virtuale) e tutti siamo diventati come fossimo virtuali e distanti, conoscibili e comunicabili solo attraverso webcam, smartphone e social. I nostri “contatti” si sono svuotati del “tocco” vero e proprio, dell’abbraccio, della stretta,del pugno… È rimasto solo il tocco sullo schermo. 
Ma ve li ricordate quei momenti al parchetto con gli amici in cui si parlava di più con chi era dall’altro lato della chat che con chi era a fianco sulla panchina? E poi, quando eravamo con la persona della chat di prima, ci perdevamo con altre notifiche. Il Game ci porta spesso a non essere “qui ed ora” ma ad essere già (o ancora) da un’altra parte a fare qualcos’altro con qualcun altro. Infatti possiamo anticipare e posticipare le esperienze: il calendario ci ricorda ogni minuto, possiamo spostare impegni con giusto un messaggio in un gruppo WhatsApp, o ritardare il godimento di un evento grazie allo streaming. Invece adesso siamo bloccati in questo “ora” prolungato e in questo “qui” blindato e dobbiamo farci i conti. Ci stiamo provando, lo so, a evadere attraverso il Game visitando luoghi lontani, guardando concerti mai visti o trasformando un piccolo schermo domestico nel cinema interdetto di questi giorni. Ma la verità è che il Game poggia sui pilastri della realtà e ne è impregnato: il Game è reale e la realtà è nel Game. Prima, condividere senza provare era così facile! Ma ora è frustrante. 
Ora siamo qui, ma la nostra vita non è in stand-by. La finestra di casa è il nostro schermo su di un mondo per il quale non abbiamo la password e al quale non possiamo più accedere. Ma il Game va avanti, la ruota della realtà gira e noi siamo passeggeri del nostro stare e guardiamo dall’oblò senza avere il controllo del timone. Ma non è questa la cosa più sconvolgente…
La cosa più sconvolgente è che tutto questo non è cambiato rispetto a prima: pensavamo di avere il controllo, di avere il timone, di dirigere la nostra vita usando il pollice veloce su uno schermo user-friendly. Evitare un litigio? tap!Si silenzia una conversazione! Cavarsene fuori senza troppe spiegazioni? tap! Si abbandona un gruppo! Zero sbatti di imparare a fare una certa cosa? tap! Basta diventare follower di qualcuno che lo sa fare e condividere un po’ di emozioni di rimbalzo.
Forse, alla fine di questo livello del Game, dopo che avremo sconfitto il boss Covid-19, ci faremo un’indigestione di realtà fisica, tangibile (toccabile) come quella che prima snobbavamo in favore dell’agilità del Game dove non ci sono lunghi silenzi da sopportare, sguardi da reggere o parole giuste da non demandare. Da ultimo, come più grande successo, torneremo a rimpiangere il silenzio, la noia e il lusso incommensurabile del doversi inventare un modo per occupare il tempo.

Caster

PS: Questo episodio di “Blog de Papel” non sarà “di carta” (papel) appunto ma questa volta sarà davvero un articolo simil-blog pubblicato solo online sul sito del Bustotre. Fate un salto nel Game per commentare e condividere ;-) 

PPS: Ebbene sì, ho usato la combianzione di tasti ;-)  invece di un emoticon che ammicca. Sono nato quando il Millennium bug era ancora un problema rimandabile, mi dispiace.

PPPS: E sì, si chiamano “emoticon”, non “emoji”, chiaro?

Diversità, equità ed inclusione

Diversità, equità ed inclusione

Tre parole molto belle, parole importantissime, forse quasi scontate e banalizzate in molte situazioni, però in ogni caso hanno un certo valore, su cui io vorrei soffermarmi.
Come noviziato abbiamo svolto alcune attività in servizio per aiutare chi ne aveva bisogno, e questi momenti di umanità che abbiamo vissuto insieme sono stati bellissimi, e molti ricompensati con sorrisi e gesti amorevoli. Avete mai dato una coperta, del cibo, indumenti o anche solo condiviso un momento guardando negli occhi una persona che vive in una realtà diversa dalla vostra? Avete mai pensato a quanto siete fortunati, nonostante a volte non pensiate di esserlo? Avete mai riflettuto sul fatto di avere ogni giorno un pasto caldo, un letto in cui dormire, od il costante affetto di qualcuno? Sapete, purtroppo ci sono persone che queste cose, così ovvie per altri, non le hanno sempre, ma spesso sono proprio alcune associazioni a condividere amore e fare piccoli gesti, ma utili, per i bisognosi. La loro ricompensa? Dei sorrisi, dei ringraziamenti, delle parole sincere arrivate dal cuore, non superficiali. Quando siamo andati a Milano, alla mensa dei poveri, alla messa un signore è venuto ed ha scambiato con ognuno di noi il segno della pace dicendoci testuali parole: “Grazie perché ieri mi avete dato da mangiare”. Sapete, quelle parole mi hanno quasi strappato le lacrime, mi hanno rallegrata, ed ho riflettuto molto. Bisognerebbe imparare ad accontentarsi di ciò che si ha, e a non voler sempre di più, di più e di più ancora, perché così non si riuscirà mai ad apprezzare completamente la vita. Guardate a quel signore, senza una casa o un lavoro, solo e senza nessuno, si ritiene fortunato di avere quel poco che ha, e di poter contare su alcune associazioni che lo aiutano quando possibile.
Vorrei soffermarmi un po’ su ognuna delle tre parole dette prima, in modo da conoscerle e capirle meglio.
Diversità. Bisognerebbe capire il valore di ogni momento, e anche delle persone che lo rendono bello, perché ognuno ha un qualcosa di speciale, che nessuno ha, ognuno è diverso dagli altri, e per questo ognuno è unico nel suo modo di essere. Purtroppo però queste differenze vengono fatte pesare su certi individui, e sappiate che non è bello sentirsi diversi dalla massa, credere di non essere abbastanza o, peggio, di non poterlo diventare. Ognuno ha il compito di stare con il prossimo, di amarlo e capirlo, e se si vede che qualcuno non si comporta bene con lui, bisogna sempre far notare il proprio errore e, se ancora non si capisce e si ripete lo sbaglio, però apposta, bisogna rivolgersi sempre a qualcuno, restare in silenzio potrebbe essere la scelta peggiore per tutti.
Equità. Qua secondo me bisognerebbe prima capire la differenza tra questa parola e “uguaglianza”. Possono sembrare la stessa cosa, però mentre la seconda si riferisce a dare a tutti gli stessi diritti e doveri, quindi a fornire gli stessi mezzi a tutti, l’altro mira ad offrire le stesse opportunità, quindi a dare un possibile punto d’arrivo a tutti, aiutando chi ne ha bisogno, ma senza dare uno slancio in più a chi è già abbastanza agevolato. Questo concetto è abbastanza difficile da spiegare, però anche semplice da capire con l’utilizzo di un’immagine che mira a sintetizzare le spiegazioni in due semplicissime vignette. Parlando quindi di equità, ci sono da dire un paio di cosette, partendo dal presupposto che non sempre questo diritto (che è tale in quanto scritto anche nella Costituzione!) è applicato, c’è infatti qualcuno che ha meno possibilità perché c’è gente che, come dicevo prima, fa pesare le differenze altrui.
Inclusione. Questa parola è molto bella, secondo me, ha un significato davvero importante, e meriterebbe di essere scritta a caratteri cubitali in qualsiasi posto, perché spesso e purtroppo questa parola viene sottovalutata o, peggio ancora, dimenticata. Quando parliamo di inclusione, spesso pensiamo agli immigrati, o a persone nuove in un contesto, però questa parola può essere applicata anche in contesti più vicini a noi, perché non è un concetto tanto lontano, anzi dovrebbe esserci in noi sempre, come un pensiero fisso, dentro la nostra mente o nel cuore, una parola tanto semplice, però complessa. Certo, se arriva qualcuno da un paese straniero bisogna stargli vicino e trattarlo come merita, quindi normalmente, cosa che pur sembrando scontata per alcuni, per altri non lo è. Se abbiamo un nuovo compagno di classe, uno dei primi pensieri dovrebbe essere “Voglio andare da lui e conoscerlo, voglio essere suo amico.” E la stessa cosa vale se arriva un nuovo fratellino o una nuova sorellina, bisogna sempre essere disposti ad accogliere ed includere nel gruppo i nuovi arrivati, e non solo! Provate a pensare di andare con il vostro gruppo a fare una gita, vi state divertendo tantissimo, ma vedete un ragazzino che se ne sta sulle sue, non vi viene voglia di andare da lui? Ecco, quello è un episodio di inclusione, ed è gratificante da ambedue le parti, perché se voi state meglio dopo essere andati dal vostro amico, lui a sua volta sarà felice perché non è più solo.
Spero questo articolo vi sia stato d’aiuto e che vi sia piaciuto almeno quanto ha fatto piacere a me scriverlo! Con affetto,
Canarino Stravagante

BLOG DE PAPEL- Episodio III: La chat

Per questo episodio di “Blog de Papel” lascerò la parola ai ragazzi dell’oratorio San Filippo di Sacconago che mi hanno molto impressionato con un momento di riflessione prima della veglia di Natale: su uno schermo compare una chat, non si capisce bene, ma poi iniziano le parole vere che riempiono la navata…

Quando mi hanno aggiunto a questo gruppo su Whatsapp ho pensato: “No, un nuovo gruppo! Non ce la posso fare!”, e allora l’ho subito silenziato in modo da non ricevere continue notifiche. Infatti si è dimostrato essere il solito gruppo in cui ci si mandano sempre gli stessi messaggi. Tutte le mattine Marco ci manda il buongiorno e questo, secondo lui, è il modo attraverso cui riesce a mantenere un legame con ciascuno di noi. E ovviamente, solo per cortesia, tutti gli rispondono, compreso Andrea, il più attivo della chat, quello che risponde ai messaggi tempo zero, a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma quando si propone di vedersi non c’è mai, troppo impegnato! Il copione si ripete tutti i mesi, quando Michela propone di incontrarsi ed ovviamente Stefania è sempre quella che esulta di gioia, non vede l’ora di vederci, ma alla fine, anche se non si riesce a combinare nulla le va bene lo stesso. Perché finisce sempre cosi: Marta propone gli unici orari liberi che ha nell’arco della settimana, Daniele dice di essere a dieta da tre anni e quindi se si propone aperitivo lui non c’è a priori, Claudio non può mai e Stefano, sempre il primo a sostenere la proposta di Michela, alla fine scompare dal gruppo e non risponde più.
Ma che senso ha questa chat?
Ma che senso ha questa chat?
Nessuno, nessun senso! Per questo sono uscita dal gruppo! Certo, sarò passata per l’antipatica di turno, ma uscire è la cosa più bella che possiamo fare!
Ce lo diciamo dall’inizio dell’anno pastorale, dobbiamo essere chiesa in uscita… e poi cosa facciamo? Restiamo intrappolati in queste chat… non facciamo lo sforzo di uscire neanche per incontrare i nostri amici, figuriamoci se facciamo lo sforzo di andare ad incontrare gli ultimi.
Siamo diventati pigri! Ci accontentiamo dell’illusione che ci dà la tecnologia: crediamo di essere vicini e di avere relazioni perfette perché con un telefono ci si può sentire in qualsiasi momento, siamo sempre disponibili e reperibili… ma la verità è che siamo lontani, siamo soli perché non ci guardiamo più faccia a faccia! Il nostro arcivescovo nella “lettera per il tempo di Avvento” ci ha scritto che “l’amore gioisce per la speranza dell’incontro, trova compimento nella comunione. L’anima della vita cristiana è l’amore per Gesù: il Desiderio dell’incontro” con lui.
Come possiamo incontrare il volto di Dio se non riusciamo a vedere nemmeno il volto dei nostri cari? Pensate ai Magi che si mettono in cammino e intraprendono un lungo viaggio pur di incontrare quel bambino nella mangiatoia. Noi abbiamo perso il desiderio dell’incontro con l’altro, il desiderio dell’attesa, il contare le ore prima di potersi rivedere… abbiamo dimenticato quanto è bello stare in compagnia delle persone che amiamo, abbiamo dimenticato la potenza di uno sguardo.
Ma non è forse questo il senso del Natale? L’incontro con l’altro, l’incontro con Dio, che si fa uomo. Dobbiamo predisporre i nostri cuori per saper cogliere il mistero del Natale.
Nel mistero dell’Incarnazione possiamo scoprire la Grazia di Dio che ci raggiunge, il Verbo che si fa carne e si mette in cammino con gli uomini.
Ora tocca a noi, dobbiamo alzarci, uscire dalle nostre case, dalle nostre chiese, dalle nostre comodità.
Siamo chiamati a camminare per il mondo e incontrare gli altri con lo stile di Gesù. Siamo chiamati a riconoscere nel volto degli altri, il volto di Gesù! Siamo chiamati ad essere scintille capaci di generare scintille. Siamo chiamati ad essere missionari nel nostro quotidiano.
È giunto il momento di accantonare le nostre pigrizie e di riscoprire il senso del natale. Oggi incontriamo ancora una volta il Signore Gesù!